Dialoghi su salute e stigma


Come rete Free(K) Pride abbiamo sentito la necessità di avviare un percorso di discussione critica, autoformazione e riflessione sul tema della salute.

La nostra rete ha un approccio antiessenzialista, anticapitalista e antiautoritario, e lungo questi tre assi abbiamo orientato la nostra riflessione.

Siamo consapevoli che tanta parte della tecnica medicale serve gli interessi di chi bada solo al profitto. Rigettiamo tuttavia ogni approccio essenzialista che si fondi sulla deificazione della natura, che inchioda gli individui in ruoli e corpi rigidi. Rifiutiamo qualsiasi approccio normalizzante: critichiamo l’eccessiva medicalizzazione ma allo stesso tempo rigettiamo un’astratta contrapposizione tra natura e tecnica.
Con medicalizzazione intendiamo quella tendenza, diffusa a partire dal XVIII secolo, a ricorrere agli strumenti e alle categorie della medicina per definire e gestire condizioni umane che prima non erano considerate patologie (per esempio: invecchiamento, menopausa, “dipendenze”, differenze nell’orientamento sessuale e nell’identità di genere, differenze nell’apprendimento scolastico, differenze negli stati d’animo e nei modi di essere nel mondo, come la tristezza e la timidezza). Abbiamo riflettuto su come i concetti stessi di “salute” e “malattia” non sono concetti statici e “oggettivi”, ma la loro definizione cambia nel tempo e nello spazio e spesso dipende dalle dinamiche di potere agite nella società. Una pratica di resistenza alla medicalizzazione, per esempio, è quella dell’organizzazione di gruppi di pressione che riescono a influenzare l’opinione pubblica cambiando la percezione sociale (e in seguito la definizione medica) di ciò che è patologico, come è stato per il caso della depatologizzazione dell’omosessualità. Noi ci rivendichiamo le nostre differenze e le nostre mostruosità.

Per quanto riguarda l’asse della riflessione anticapitalista, pensiamo che la pandemia abbia reso ancora più evidente quanto le dinamiche di potere e le logiche di mercato influenzino anche l’organizzazione e le pratiche del sistema sanitario nella nostra società: nelle situazioni di emergenza, con un SSN già fortemente provato dai tagli, i corpi considerati sacrificabili sono i corpi che non producono. Il sistema medico contemporaneo è inserito all’interno di un sistema capitalista che non può prescindere dal calcolo del profitto e ne segue inevitabilmente le logiche.

Venendo al terzo asse, abbiamo individuato come problematico il rapporto tra operator_ sanitar_ e pazienti, ancora guidato da un approccio fortemente paternalistico: rimane prassi comune occultare alcune informazioni al_ paziente, non prendersi il tempo per spiegare al_ paziente dettagliatamente le sue condizioni e le opzioni di cura possibili e ascoltare quali sono le sue opinioni e reazioni in merito. In sintesi: un approccio fondato sulla tecnica e sulla cura dei sintomi, che non tiene conto pienamente dell’autodeterminazione del_ paziente e della sua personale percezione e definizione di che cos’è il benessere.

Questi tre assi sono per noi fittamente intrecciati e si influenzano a vicenda.

Abbiamo quindi sentito la necessità di estendere una riflessione sulle pratiche di mutualismo e scambio di conoscenze “dal basso”, che superino la deresponsabilizzazione de_ pazienti e la delega alla figura degli/delle espert_ e sulle possibilità di una divulgazione scientifica che sia il più accessibile possibile. Vorremmo ragionare su una riappropriazione di saperi che eviti derive antiscientifiche ma, allo stesso tempo, punti alla distruzione delle logiche capitalistiche e paternalistiche e/o elitarie. Rivendichiamo con forza un uso delle tecniche e dei saperi medici che siano davvero a servizio delle comunità, che non siano calati dall’alto, che siano liberi e accessibili a tutt_ secondo l’autodeterminazione delle singole persone.

Per tutti questi motivi lanciamo una serie di dialoghi nei quali continueremo a interrogarci su che cosa vuol dire salute per noi, qual è l’approccio politico alla salute emerso dalla gestione della pandemia, quali sono i parallelismi tra questa gestione e la gestione medica e politica di altre condizioni su cui pesa lo stigma sociale (HIV, uso di sostanze, aborto, sofferenza psichica).

1) VENERDÌ 9 APRILE alle 21: SIERO(P)POSITIVE: dialoghi tra HIV, stigma e buoni affari in tempo di pandemia (online, si può rivedere qui: https://youtu.be/vIC_ocgFZ6Y)

2) VENERDÌ 28 MAGGIO alle 17.30: IN-DIPENDENZE: corpi e sostanze tra desiderio e stigma (presso Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito, Largo Maurizio Vitale 113, Torino)

3) SABATO 26 GIUGNO alle 17.30: DE-GENERAZIONI: dialoghi sull’aborto tra stigma, legalità e illegalità (presso Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito, Largo Maurizio Vitale 113, Torino)

4) DOMENICA 12 DICEMBRE alle 16.00: (S)CONFINI DI GENERE: dialoghi sul controllo medico-psichiatrico dei corpi trans e froci (presso CSOA Gabrio, via Millio 42, Torino)

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