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FREE-K PRIDE 2021: LA FROCESSIONE

✨Free-k Pride: diffidate, siamo un’imitazione!✨

PERCHÉ LA FREE-K PRIDE?
Ci rivendichiamo la carnevalata, il cattivo gusto, la provocazione, la scomodità. Dopo oltre un anno di pandemia possiamo affermare che no, non ne siamo uscitə migliori: al contrario stiamo assistendo a un rigurgito di violenza sessista e omolesbobitransfobica che punisce chi prova ad autodeterminarsi smarcandosi dal regime cis-etero-patriarcale. Se pensi che questo sia un discorso retorico e ideologico la Free-k Pride esce le zanne anche per te e grida per strada che non vogliamo abituarci a vivere in un paese dove una donna viene uccisa ogni tre giorni, spesso da un uomo che ha le chiavi di casa. Che non vogliamo abituarci a vivere in una città dove una ‘borsa arcobaleno’ è un pretesto per essere brutalmente picchiatə per strada; dove un adolescente si butta sotto un treno e anche dopo la morte gli vengono spediti messaggi minatori in riferimento alla sua sessualità.

Non è rilevante se chi tiene in mano una borsa e/o viene bullizzatə a scuola sia gay o meno, come a un certo tipo di giornalismo acchiappaclick piace insinuare. Come translellebifrocie femministe e transfemministe sappiamo che questa violenza è sistemica e strutturale: basta un atteggiamento deviante, un vestitino, un bicchiere di troppo per incappare in chi è stato educato a considerare i nostri corpi a propria disposizione per essere picchiati/stuprati/controllati/eliminati.

SIAMO ANCHE TRADIZIO(A)NALI: ci riprendiamo dunque le strade, anche quest’anno senza chiedere il permesso. A chi vuole toglierci dallo sguardo dellə bambinə: siamo le mostre che sono uscite dall’armadio per frocizzare i vostri padri. A chi vuole farci fare le ‘nostre cose’ a casa nostra: ci pulsano gli ani, le antenne e le cazze, non basta una galassia a contenere il nostro desiderio, figurati un monolocale! A chi vuole strumentalizzare le nostre lotte per battere cassa e prendere voti: non concediamo nessuno spazio a politicanti liberal, sbirraglia varia e capitalismo arcobaleno, vogliamo vendetta frocia!

RIECCOLƏ! Ritornano rivoltosə e si riversano per strada lə indecorosə, per auto-affermarsi e nelle poco parche pose mostrarsi!

CI MUOVE IL PIACERE. Siamo incazzatə e rigettiamo la narrazione della vittima, l’unico costume che sembra esserci permesso vestire quando prendiamo parola pubblicamente. Ebbene, come potrete immaginare il nostro guardaroba straripa. Lottiamo per sovvertire l’esistente partendo da noi, dalle nostre corpe, desideri, ormoni, sorellanze. La Free-k Pride è una mostra antispecista, antirazzista, antifascista. Vieni con noi, vieni su di noi: ti queerivogliamo in strada, infestante e non conforme per sovvertire il dominio dell’eter(n)o cis patriarcato, polverizzare la ‘sacra’ famiglia, far saltare in aria qualsiasi binario e ogni sorta di prigione! Fuoco ai CPR! Corni e scongiuri: liberə di transitare fra generi e confini!

UNA PRIDE S/COPPIATA. Siamo translellebifrocie tutto l’anno, e con il nostro di culo. Anche per questo il pride come ricorrenza/grande evento mondano non ci rappresenta. La retorica rassicurante e normalizzante del #loveislove non ci appartiene, non dobbiamo e non vogliamo riprodurre gli schemi della coppia etero-mono-romantica per essere degnə del vostro supporto e considerazione. Le frocie vogliono molto di più della vostra rappresentazione dell’amore, le frocie vogliono sovvertire lo status quo!

SALUTE E STIGMA. Portiamo in strada i nostri corpi e i nostri percorsi che non si esauriscono certo in una giornata. In quest’ultimo anno la pandemia ha reso ancora più evidente che i corpi considerati sacrificabili sono i corpi che non producono e i corpi che non si riproducono. Abbiamo ragionato insieme sull’accesso alla salute che ci immaginiamo. Come rete cittadina abbiamo inaugurato un ciclo di incontri su stigma e salute che è andato a toccare temi quali HIV, utilizzo di sostanze alteranti e aborto, con un posizionamento transfemminista, antiproibizionista e antiessenzialista, insieme a tantə compagnə di marachelle e consapevoli che i corpi che scegliamo di raccontare sono i nostri corpi. Sieroppositivə gridiamo, brevetti sui farmaci non vi vogliamo! Case farmaceutiche? Monetizzate sulla vostra di salute! Stanche di aspettare in attesa da tre mesi e più, vogliamo risposte CIDIGeM, smettila di fare cisti! Abbiamo urgenza di autoaffermare il nostro genere, autodeterminarci e buttare i preti fuori dalle nostre mutande! Rifiutiamo la capitalizzazione del benessere, vogliamo che la salute sia realmente accessibile per tuttə. Rigettiamo il paternalismo medico così come quello di stato e chiesa: pretendiamo trasparenza e chiarezza sulle opzioni di cura per poter decidere noi consapevolmente sui nostri corpi.

‘GUARDA CHE A MIO PADRE GLI HO GIÀ SPUTATO IN FACCIA, ATTENTO FASCIO CHE NON CI METTO NIENTE’. Il piano di cattofasci e destre – mandanti effettivi di tutte le aggressioni omolesbobitranstuttofobiche – è chiaro: farci tornare a vergognare nelle nostre camerette, farci scomparire dalla scena pubblica, annientarci. Ma per quanto vi sforziate siamo sempre esistitə, esistiamo e continueremo a esistere. Stappatevi le orecchie: ci vorreste mortә o convertitә alla norma, ci avrete ancora più indecorosә, mostruosә e favolosә. E ci stiamo organizzando!

Non un tacco indietro! Concordate su sta fregna! 👠🦄🔥

▶️ Sabato 10 luglio, ore 15, concentramento in piazza Castello

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TDOR 2020 – rivendicazione nella Trans Freedom March

(pubblicato il 21 novembre 2020)
Ieri abbiamo portato in piazza i nostri corpi per la Trans Freedom March TDoR 2020 e abbiamo letto l’intervento che riportiamo di seguito. Perché non sia solo un giorno di commemorazione ma anche per rivendicarci la rabbia, contro la transfobia sociale e di stato, contro le gabbie del binarismo e del controllo sui confini di genere.
tdor2020
 
INTERVENTO TDOR 2020
Iniziamo questo intervento come rete Free(k) Pride riprendendo un testo che era stato scritto l’anno scorso in preparazione del nostro pride da due persone trans, e che abbiamo integrato nella parte finale con alcune nostre osservazioni critiche alla luce dei cambiamenti dell’ultimo anno.
In questo intervento userò la parola trans, ma forse non è la parola più adatta per questa situazione. Una persona trans coincide spesso, nella nostra immaginazione, con una persona che ha deciso di iniziare un percorso di medicalizzazione per cambiare alcune caratteristiche. Sento il bisogno di parlare non soltanto di chi sta facendo un percorso di transizione, ma anche di chi non si definisce cis. Anche di chi ha elaborato la propria identità di genere in modi non normativi. Purtroppo, però, non avendo trovato altri termini che siano ugualmente immediati, ho scelto di usare il termine trans.
L’intera società si basa sull’assegnazione alla nascita di uno degli unici due generi considerati reali, a seconda dell’anatomia di ciò che abbiamo tra le gambe. Questi due generi sono costruiti come opposti, e per questo complementari, basandosi su una presunta ‘corrispondenza biologica’ tra il genere di una persona e uno dei due sessi, maschio e femmina. Anch’essi costruiti socialmente come poli opposti e complementari. Tutto viene normato in base al genere assegnato: gli interessi, i comportamenti, gli abiti e gli accessori, gli sport, i giochi, l’interesse sessuale, la voglia di fare sesso, la lunghezza dei capelli, la quantità di peli, i mestieri. La nostra anatomia viene usata per decidere che persone dobbiamo diventare. Se deludiamo le aspettative c’è qualcosa che non va. Chiunque non rientri nelle norma viene discriminata, bollat come errore e forzato ad aderirvi. Le persone trans sono persone a cui viene assegnato un genere diverso dal proprio, alla nascita. Per essere definibili trans non è necessario fare operazioni chirurgiche ai propri genitali. Non è necessario iniziare a prendere ormoni e neanche cambiare nome. Non è necessario cambiare ‘pronomi’, ovvero il modo di parlare di sé (maschile, femminile, nessun genere o entrambi o altro). Alcune persone trans decidono di fare una transizione medicalizzata, quindi chirurgie e/o prendere ormoni, ma non tutte! Nonostante ciò, si sceglie di ignorare la nostra esistenza e si preferisce indicarci come eccezioni, confusə, strambə.
Le uniche persone ad avere il privilegio di vivere tranquillamente il proprio genere sono le persone cisgender. Con cisgender intendo tutt coloro la cui identità di genere corrisponde con quella data alla nascita in base alla loro anatomia. Persone assegnate al sesso maschile che sono uomini. Persone assegnate al sesso femminile che sono donne.
Chi è trans viene bloccatə, invisibilizzatə e patologizzatə. Essere trans è permesso solo in presenza di una diagnosi psichiatrica. Come se fossero i medici a doverci dare il permesso di esistere. Le persone trans sono credute tali, solo se hanno un forte disagio per il proprio corpo. Si parla di persone nate nel corpo sbagliato; come se ci fossero corpi giusti e corpi sbagliati. Come se l’esistenza delle persone trans fosse un errore biologico; a cui lə medicə sono felici di porre rimedio. La voglia di sottoporsi a un trattamento ormonale, e soprattutto la volontà di sottoporsi a una chirurgia genitale sembrano essere gli unici modi per distinguere chi è ‘davvero trans’, da chi non lo è abbastanza, quindi è considerabile cis. Invece le persone trans sono tante, e diverse. C’è chi decide di transizionare e chi no. Tutt siamo ‘abbastanza trans’.
Al momento per essere trans devi chiedere l’autorizzazione e il giudizio di professionistə, che la maggior parte delle volte sembrano messə là per assicurarsi che la tua infrazione di genere non sia troppo esagerata, spudorata o visibile. In Italia puoi cambiare nome solo con uno che si accordi al sesso assegnato alla nascita. E se il nome non coincide hai bisogno di procurarti certificazioni psichiatriche e psicologiche che ti diagnostichino un disordine, prima classificato come mentale, adesso come disturbo dello sviluppo sessuale. Se non hai abbastanza soldi per pagare unə psicologə privatə, devi rivolgerti al sistema pubblico e tutto diventa molto più lungo, cisnormativo e binario. Non è previsto che tu voglia cambiare nome senza chiedere il permesso a unə medicə. Non è previsto che tu voglia cambiare nome senza fare prima un percorso di transizione ‘fisica’. Nel protocollo medico più utilizzato nei centri di transizione in Italia, anche a Torino, devi sopportare minimo 6 mesi di sedute psicologiche (e alcune psichiatriche a seconda dei posti) in cui dimostri che tu sei abbastanza trans per avere la loro autorizzazione a procedere. Quando lə specialistə ti avranno giudicato sufficientemente trans per i loro standard, avrai la diagnosi di disforia di genere. Con questa potrai iniziare un periodo di 12 mesi che viene chiamato “esperienza di vita reale”. Inizierai a prendere gli ormoni del sesso costruito socialmente come opposto, sempre costrett ad andare dallə psicologə a cui dimostrare di essere abbastanza trans. Alla fine di questi 12 mesi, portando i documenti a unu giudice, questu ti darà il permesso per cambiare nome e sesso legale (in maschio o femmina, non ci sono altre opzioni).
Nonostante la necessità di diagnosi, in realtà nel bugiardino dei farmaci utilizzati come ormoni non è segnata la disforia di genere. Questo significa che anche con l’autorizzazione del medico, dopo tutti quei mesi da psicologə, capita che in farmacia si rifiutino di darti il farmaco perchè è illegale dare testosterone a persone indicate come femmine. 
A fine settembre di quest’anno l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha firmato due determine che stabiliscono l’erogabilità delle terapie ormonali sostitutive a totale carico del Servizio sanitario nazionale. 
La notizia è stata accolta con grande entusiasmo da associazioni trans e LGBT. Se da un lato comprendiamo che queste determine possano rappresentare un miglioramento delle condizioni di accesso agli ormoni da parte di alcune persone trans, dall’altra pensiamo sia anche importante riconoscerne i limiti. Innanzitutto, si identificano come possibili prescrittor equipe di professionisti specializzati in identità di genere e per accedere alla gratuità ci vuole una diagnosi di disforia o incongruenza di genere: ancora una volta le persone trans vengono trattate da malate. Inoltre, le equipe specializzate non sono distribuite in modo uniforme sul territorio, e questo potrebbe causare disuguaglianze nell’accesso. Ancora, le due delibere parlano rispettivamente di «processo di virilizzazione di uomini transgender» e «di femminilizzazione di donne transgender». Questo rigido e anacronistico binarismo è transfobico proprio a partire dal linguaggio utilizzato, che esclude di fatto tutte le soggettività non binarie [binarism is for computer].
Anche se vuoi farti delle operazioni devi chiedere il permesso allə giudicə, dopo tutti questi mesi di psico-dimostrazione. La legge è a interpretazione dellə giudicə, che a volte nomina un CTU, perchè reputa necessari ulteriori accertamenti psicologici, come se 18 mesi non fossero già abbastanza. Questo protocollo non prevede l’esistenza di persone non maschi o non femmine. Le persone non binarie e queer sono forzate a non esistere. Non prevede neanche l’esistenza di percorsi diversi da quello standard. In alcuni tribunali non è previsto il cambio di nome e sesso legale senza prima la sterilizzazione. Secondo loro l’operazione ai genitali dovrebbe segnare la tua indissolubile convinzione di appartenenza al “sesso opposto”. Non puoi toglierti le tette senza prima farti crescere la barba, non puoi cambiare nome prima di aver assunto ormoni. E nel caso in cui tu non volessi seguire il loro protocollo, non puoi accedere alle operazioni. Le eccezioni e le sentenze esistono, ma sono appunto eccezioni rispetto al protocollo, e renderle tali contribuisce alla discriminazione per chiunque affronti un percorso “non standard”. Da minorenne non puoi operarti, devi aspettare i 18 anni. Da minorenne i tuoi genitori hanno il potere di decidere se farti iniziare un percorso di transizione o meno. Da bambin devi sperare che lə pediatra si sia informat sulla varianza di genere e conosca centri a cui indirizzarti.
Potrebbe sembrare assurdo ma se un giorno volessi aumentare il mio seno di 3 taglie, ci vorrebbe molto meno tempo e fatica rispetto a quanto ci vuole per poterlo rimpicciolire o eliminare. La libertà ad autodeterminarsi è limitata da quanto siamo normat, e normal, agli occhi altrui.
La patologizzazione delle identità non normate si riflette ovunque. In università esiste la carriera alias, cioè avere il proprio nome e non quello anagrafico sul libretto, prima che il giudice dia l’autorizzazione al cambio dei documenti. Ma anche questa al momento può essere richiesta solo se si ha l’autorizzazione di unə psicologə. Senza contare che è solo per studenti e studentesse.
Vogliamo essere trans e frocie, bisessuali, pansessuali, asessuali, demisessuali senza sentire il bisogno di nasconderlo perchè lə dottorə pensano che l’unico modo giusto per essere trans sia essere etero. Vogliamo essere trans e migranti, senza che questo precluda l’accesso ai servizi che scegliamo, se li scegliamo, per la nostra transizione. Vogliamo essere trans e avere un lavoro, con una legge che elimini le discriminazioni. Vogliamo essere trans e minorenni, senza che questo ci costringa ad attendere i 18 anni o l’autorizzazione di altru per autodeterminarci. Vogliamo essere uomini in gonna, donne con peli, persone non binarie truccate, persone queer che odiano truccarsi, senza che l’endocrinolog lo segni nella sua anamnesi come se fosse rilevante. Vogliamo essere trans e non binary, ovunque, senza dover chiedere scusa. Vogliamo essere trans e autisticə, senza che questo renda impossibile trovare psicoterapeutə competenti. Vogliamo essere trans e masturbarci, fare poco sesso, fare tanto sesso o non farlo per nulla, senza che importi qualcosa a chi deve darci l’autorizzazione. Vogliamo poter essere trans e confus e prenderci il nostro tempo per capire, senza che la nostra legittima confusione vi serva per forzarci ad essere cis. Vogliamo più tutele nella denuncia delle discriminazioni che subiamo dal sistema sanitario.
Nessun dovrebbe chiedermi se le persone non binarie esistano. O se sono ancora sicuro di essere non binario, soprattutto lə medicə a cui mi rivolgo per la transizione. Nessun dovrebbe chiamare la mia situazione “confusione di genere”, dirmi che prima o poi capirò di essere uomo o donna. Nessun dovrebbe prendere nota di come mi vesto, affermando la presenza di un problema medico se qualcun dice di essere uomo ma si veste da donna. Nessun dovrebbe porsi problemi sul mio orientamento sessuale.
Questa è transfobia di stato e ha una relazione diretta con la transfobia sociale, responsabile delle violenze e della morte di troppe persone trans. Facciamo che questo non sia solo un giorno di commemorazione delle vittime, rivendichiamoci la rabbia contro la violenza transfobica, non accontentiamoci delle briciole dello stato paternalista.
 
IO NON SONO LA QUANTITÀ DI PELI CHE HO 
IO NON SONO IL MIO TIMBRO DI VOCE 
IO NON SONO UN NOME SULLA CARTA DI IDENTITÀ 
IO NON SONO LA QUANTITÀ DI ORMONI CHE LO STATO VUOLE CHE ASSUMA 
IO NON SONO RAPPRESENTATə DAGLI STEREOTIPI DI GENERE E DAGLI STANDARD DI
BELLEZZA
IO NON SONO IL GENERE CHE PERCEPITE 
IO NON SONO PER FORZA DONNA O UOMO 
IO NON SONO UNA PATOLOGIA
VOGLIAMO ESSERE LIBER DI TRANSITARE TRA GENERI E CONFINI

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Free(k) Pride – Mostrə contro i confini!

(scritto il 13 luglio 2020)
Nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 a New York, nel locale dello StoneWall Inn, iniziava la rivolta frocia contro la repressione poliziesca e conuna società razzista e omolesbobitransfobica che marginalizzava, reprimeva e uccideva chi non rientrava nella norma bianca, cisgender (persone che si identificano nel genere assegnato alla nascita), eterosessuale.
 
Cinquant’anni dopo. Se nel mese di giugno istituzioni, aziende e politicanti si dipingono i calzini di arcobaleno strumentalizzando le nostre lotte per rifarsi la faccia e riempirsi il portafoglio (1), nel resto dell’anno le rinnovate politiche fasciste e neomoraliste continuano a reprimere la libertà di autodeterminazione delle mostruosità libere e antagoniste.
 
Siamo trans, frocie, lelle, intersex, reiette, bisex, puttane, asessuali, infettə, migranti, marginalizzatə a cui viene negato di transitare, esistere, vivere. Non ci siamo dimenticatə di Sylvia, Marsha e delle altre favolosità (2). Non vogliamo ricordarle per mera ricorrenza, attraversando decorosamente una città-vetrina che mentre si vanta di essere inclusiva costruisce confini territoriali e fisici tramite la militarizzazione delle periferie e la criminalizzazione di migranti, emarginatx, trans e dissidenti: la feccia della società. Per noi ricordare i Moti di Stonewall significa celebrare una rivolta, rivendicare il nostro essere sporchə e indecorosə, il nostro migrare e valicare i confini fisici e culturali.
 
Quando i nostri corpi non sono riconducibili alle due categorie stagne uomo-donna sono considerati mostruosi, disturbanti, malati. Ma quanto godiamo coi nostri tentacoli! Rivendichiamo i nostri corpi intersessuali, non binari, in transizione, non conformi per una libertà di espressione piena e autentica slegata da qualsiasi norma imposta. Ci repelle l’idea di famiglia assunta a (unico) modello di nucleo sociale riconosciuto e tutelato, istituzione che come ben sappiamo veicola e riproduce violenze e oppressioni contro donne e soggettività queer. Vogliamo essere liber di scopare, amarci, intessere relazioni, lasciarci, ricostruirci, bastarci.
 
Sabato 13 luglio la rabbia frocia inonderà le strade di Torino, mostruosa e libera.
 
NON UN TACCO INDIETRO contro i confini che ci vengono imposti!
 
UNA SCHECCATA VI SEPPELLIRA’!
 
Free(k) Pride, 
13 luglio h16 Piazza Carlina!
 the frocial mass
(1) stiamo parlando di pinkwashing, letteralmente “lavare di rosa”, termine con cui si intende l’occultamento di politiche repressive da parte di governi e corporation attraverso l’utilizzo strumentale delle lotte femministe ed LGBIT+Q.
 
(2) tra le tante favolosità, Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson – attiviste transgender – hanno guidato e ispirato la rivolta frocia contro la violenza della polizia. Insieme hanno co-fondato l’organizzazione STAR (street transvestite action revolutionares).

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Noi non dormiamo, Nessun* Norma!

(scritto in occasione del primo “Free(K) Pride”, allora “Nessun* Norma!”, che è stato il 28 giugno 2018)

Testo bianco con contorni viola su sfondo nero: 28/06 Piazza Palazzo di Città H:17.30 – Pride indecoroso / Pride è rivolta! Contro frontiere e decoro Nessun* Norma! A seguire H:22.30 – Queerparty / A destra: immagine di un dildo per fisting viola

nell’europa civile e democratica dei diritti e del libero scambio, per qualcunə le frontiere sono sempre più presidiate, recintate, militarizzate. il prezzo che si paga per superarle è scomparire in mare, attraversare le montagne o essere rinchiusə in moderni lager. l’antirazzismo che vogliamo agire non è la commozione perbenista, voyeuristica o assistenziale che alimenta rapporti di potere asimmetrici e neo-coloniali fondati su un’idea d’integrazione lavorista schiacciata sui civilissimi modelli sociali, economici e politici europei. ci disgusta la narrazione di un occidente libero ed emancipato. esprimiamo solidarietà, complicità e mutualismo a chi cerca di abbattere le frontiere con i propri corpi e vissuti non conformi.

leviamo la nostra voce contro le istituzioni benevole, le forze dell’ordine rassicuranti, le componenti normalizzanti, che mentre sfilano in questo pride sono anche al governo con salvini e la lega. non ci allineiamo con le istanze del movimento lgbt mainstream che per poter essere riconosciuto dalla norma ne perpetra i metodi. non vogliamo che i nostri culi vengano brandizzati e strumentalizzati elettoralmente. le stesse istituzioni torinesi che oggi si autocelebrano, bonificano a tavolino quartieri, sovradeterminando corpi e desideri, sgomberano spazi sociali e campi rom nel nome della legalità e del decoro. non partecipiamo felici al rifacimento di quartieri da cui ci avete sbattuto fuori. non vogliamo attraversare spensierate i boulevard sabaudi barricati, non abbiamo intenzione di partecipare al vostro party esclusivo ma soprattutto escludente.

siamo trans*, vacche transumanti, antifasciste, lelle, infette, transfemministə, psiconaute, frocie, punk, antisessiste, precarie, frochattare, antispeciste, queer, queen, squinzie, disokkupate, shampiste, cagne e sorche, mutanti.

ci prendiamo spazi in cui debordare, in cui vivere, mangiare, dormire e godere; luoghi in cui accogliamo e siamo accolte, in cui scambiamo, fluiamo ed espandiamo le nostre reti. siamo le creature dei parchi e delle frasche, pronte a risplendere da quegli angoli bui in cui ci volete relegare. il più alto dei grattacieli o la più cupa delle vostre nuvole non getterà mai ombra sulle nostre r-esistenze.

rifiutiamo le categorie socialmente imposte, viviamo nelle intersezioni, nei confini, nei meticciamenti. non vogliamo incastrarci e ghettizzarci nei binarismi medicalizzati e psicologizzati: i nostri corpi e le nostre sessualità li attraversano, eccedono, deragliano. vomitiamo glitter su ogni tipo di norma. siamo orgogliose di altro e di essere altre. siamo ovunque – veniamo ovunque.

siamo frocie incazzate contro le frontiere, contro il decoro, contro la normalizzazione dei nostri corpi e desideri tuttə liberə di circolare ed autodeterminarsi!

il 28 giugno ci riprendiamo le strade e le piazze dalle quali avete voluto cacciarci: partiremo da piazza palazzo di città alle 17:30 e sfileremo fino a parco dora dove allestiremo lo spazio per un queerparty!
Tutto il ricavato della festa sarà benefit Chez Jesus – Rifugio Autogestito

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